La scelta della farina è strettamente legata al tipo di impasto, per il quale si evidenziano due sistemi basilari: il diretto e l'indiretto. L'impasto diretto consiste nell'impastamento di tutti gli ingredienti in un'unica fase, è preferito in genere perché si può realizzare anche con farine non forti al di sotto dei 250 W, quindi con tempi di lievitazione più brevi. Inoltre l'impasto diretto non necessita di celle frigorifere. In caso di impasto indiretto o (Poolisch), la lievitazione sarà più lunga, ed avrà bisogno farine di forza in questo caso superiore a 280 W. Questo tipo di impasto viene preparato in due fasi: nella prima si prepara un preimpasto (detto anche brodo), nella seconda si aggiungono ai preimpasti, precedentemente fermentati (8 - 12 ore), tutti gli altri ingredienti. E' un impasto che dà sicuramente un prodotto qualitativo migliore. Le differenze maggiori fra i due metodi, ed a favore del metodo indiretto, sono riscontrabili nel prodotto finito. Più lunga conservazione del prodotto, una alveolatura più fine , profumo e gusto del prodotto finito sono più intensi, maggiore digeribilità.
Le basi per questo impasto sono:
1 litro d'acqua (Temperatura 8° - 18° C)
1/10 gr. di lievito secco (la quantità varia da 1 gr., sufficiente nei giorni più caldi, a 10 gr. necessari nei giorni più freddi - sciolto in acqua tiepida a 38° C). Se si impiega lievito fresco, la quantità indicata va triplicata.
1,200 Kg. di farina W 300 - 350 (sul totale di circa Kg 1,800 circa 2/3)
60 gr. di sale marino
50 gr. di olio extravergine di oliva
1 cucchiaino di miele.
Procedimento: le operazioni di impasto avvengono in due fasi.
Prima fase. Si versa tutta l'acqua nell'impastatrice, metà del lievito (conservando l'altra metà per la seconda fase) ed il miele, poi si fa partire la macchina e, mentre gira, si versa la farina facendola cadere a pioggia, affinché si possa ossigenare il più possibile, poi si continua a lasciar girare la macchina fino ad ottenere un impasto omogeneo di tipo cremoso. Si spegne la macchina e si lascia riposare dalle 8 alle 12 ore, a seconda della temperatura dell'ambiente e della quantità di lievito impiegato, tenendo ben coperta la macchina. Quando l'impasto iniziale risulta triplicato come volume si passa alla fase successiva.
Seconda fase. Si comincia unendo all'impasto già ottenuto il rimanente lievito e poi si fa ripartire l'impastatrice. Si versa, direttamente nell'impasto, il sale e si continua aggiungendo farina quanto basta per ottenere una pasta di giusta consistenza. Quando l'impasto è pressoché pronto, si versa l'olio (quello d'oliva per ottenere una pizza croccante - morbida e profumata e quello di semi per ottenere una pizza più croccante e friabile).
L'impasto sarà pronto quando, pur non essendo troppo duro, non si appiccica alle mani lasciando l'impastatrice pulita. Si trasferisce allora su un tavolo di lavoro, si copre con un nailon o con un tessuto di tela umida e si lascia riposare per circa 1 ora. Si procede quindi alla preparazione delle palline, la cui pezzatura sarà in funzione del tipo di pizza che si intende ottenere, ma comunque tra i 220 ed 290 grammi.
Confezionate, le palline vanno poste in apposite cassette in plastica per alimenti e collocate in frigorifero ad una temperatura oscillante fra 2° e 4° gradi, sopra lo zero, perché avvenga il necessario processo di lievitazione e maturazione.
Le palline devono rimanere in frigorifero almeno 24 ore ed il punto di maturazione ottimale è raggiunto dopo 48 ore di frigorifero. Le palline, preparate con questa tecnica e poste in frigorifero alla temperatura indicata, risultano idonee a preparare una buona pizza anche dopo 8 giorni. Uscire la pasta dal frigorifero almeno 4 - 5 ore prima della lavorazione. Il procedimento indicato consente di ottenere delle pizze come descritto solo se si impiega una farina buona, ossia avente un W fra i 300 ed i 390. Devo dire in verità che ancora oggi una buona parte di pizzaioli se tali si vogliono chiamare, usano preparare l'impasto alle ore 16,00 per poi usarlo alle ore 19,30 cosa quanto mai sbagliata, poiché la pasta non avrà raggiunto il punto di maturazione fase più importante della lievitazione, (dando origine ad una cattiva digestione nello stomaco del malcapitato cliente il quale avrà così la certezza che la pizza lui, poveretto, sì che gli piace molto, ma non la può digerire. A questo punto bisogna spiegare la differenza tra lievitazione e maturazione dell'impasto qual'é?
La lievitazione è il processo di trasformazione dell'amido che produce gas carbonico, e alcool etilico (aumento di volume in questa fase); mentre la maturazione è il processo di modificazione della struttura del glutine in cui avvengono circa 300 microprocessi enzimatici. Fra questi processi ce n'è uno soltanto che è più veloce di tutti gli altri ed è la lievitazione. La sola lievitazione è più veloce di tutte le altre trasformazioni. La lievitazione viene controllata attraverso la temperatura. Mettendo l'impasto a maturare a bassa temperatura 4° C. la lievitazione verrà rallentata abbastanza da viaggiare alla stessa velocità delle altre trasformazioni.